
Ci sono libri che si leggono, e poi ci sono libri che si vivono. Tokyo tutto l’anno di Laura Imai Messina appartiene alla seconda categoria.
Non è solo una guida o una raccolta di curiosità: è una lettera d’amore al Giappone, scritta da chi ha imparato a chiamarlo “casa” e ha saputo raccontarlo con occhi pieni di meraviglia e cuore colmo di gratitudine.
Laura Imai Messina vive a Tokyo dal 2006. È una scrittrice e docente universitaria che ha scelto di raccontare la cultura giapponese non dall’esterno, ma da dentro, intrecciando storie, aneddoti e tradizioni in cui l’osservatore diventa parte della scena. Il suo stile è poetico, ma mai distante: riesce a far entrare il lettore in un mondo dove ogni dettaglio ha un significato, e dove la bellezza si trova anche nei gesti più piccoli.
Il libro segue il ritmo delle dodici lune del calendario giapponese, portandoci a scoprire Tokyo e il Giappone mese dopo mese.
Gennaio si apre con il Capodanno giapponese (Oshōgatsu), quando le strade si riempiono di decorazioni di bambù e pino e le famiglie si riuniscono per mangiare osechi ryōri, piatti simbolici preparati con cura.
In aprile arrivano i sakura, i ciliegi in fiore, e la città si tinge di rosa in una festa collettiva che dura solo pochi giorni ma resta nel cuore per sempre.
Agosto è il mese dell’Obon, la festa dedicata agli antenati, dove le lanterne fluttuano sui fiumi e l’aria profuma di incenso.
E poi c’è dicembre, con le illuminazioni invernali, in cui Tokyo diventa un mosaico di luci che riscaldano anche le notti più fredde.
Quello che rende Tokyo tutto l’anno speciale è che non si limita a descrivere gli eventi: ci racconta come vengono vissuti, quali sensazioni suscitano, cosa significano per chi abita lì.
Ad esempio, Laura ci accompagna in una passeggiata nel quartiere di Yanaka durante l’autunno, quando le foglie di ginkgo cadono come coriandoli dorati, o ci fa assaporare il profumo del matcha sorseggiato in una casa da tè mentre fuori nevica.
È un libro che non si legge solo per conoscere il Giappone, ma per imparare a guardare il mondo con occhi nuovi, notando le sfumature che spesso ci sfuggono nella frenesia quotidiana.
Dopo averlo chiuso, ho avuto la sensazione che il viaggio non fosse finito: Tokyo continuava a vivere tra le pagine, pronta a chiamarmi di nuovo.


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